Incidente UFO di Shag Harbour
La notte del 4 ottobre 1967, un piccolo villaggio di pescatori in Nuova Scozia, Canada, si trasforma nel palcoscenico di un evento inspiegabile che cambierà per sempre la storia dell’ufologia. Sull’Atlantico, un oggetto misterioso, luminoso e silenzioso, si muove nel cielo, risultando visibile a decine di testimoni. Non è un aereo e non è un satellite. E come se non bastasse, le luci che lo compongono non sono luci convenzionali. Poi, all’improvviso, l’oggetto si inclina, precipita nell’acqua con un forte rumore, e una densa schiuma giallastra si espande sulla superficie. Cosa è precipitato in quelle acque gelide? E, soprattutto, cosa è successo dopo? È l’inizio di un mistero che, ancora oggi, non ha una spiegazione ufficiale. E l’inizio, del mistero di Shag Harbour.
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Trascrizione dell’episodio
La notte del 4 ottobre 1967, un piccolo villaggio di pescatori in Nuova Scozia, Canada, si trasforma nel palcoscenico di un evento inspiegabile che cambierà per sempre la storia dell’ufologia. Sull’Atlantico, un oggetto misterioso, luminoso e silenzioso, si muove nel cielo, risultando visibile a decine di testimoni. Non è un aereo e non è un satellite. E come se non bastasse, le luci che lo compongono non sono luci convenzionali. Poi, all’improvviso, l’oggetto si inclina, precipita nell’acqua con un forte rumore, e una densa schiuma giallastra si espande sulla superficie. Cosa è precipitato in quelle acque gelide? E, soprattutto, cosa è successo dopo? È l’inizio di un mistero che, ancora oggi, non ha una spiegazione ufficiale. E l’inizio, del mistero di Shag Harbour.
Ciao a tutti, audaci esploratori dell’ignoto, e benvenuti a questa nuova puntata di “UFO: primo contatto alieno”, il podcast dove parliamo dei misteri legati alle apparizioni degli UFO e dove diamo libero sfogo alle domande che ci portano oltre ciò che conosciamo e oltre il cielo che vediamo. Quelle domande sui fenomeni che non riusciamo ancora a spiegare, ma che neanche possiamo ignorare.
Io sono Roberto e oggi vi porto a Shag Harbour, in Nuova Scozia, per rivivere i momenti concitati di un incidente che non è mai stato risolto: mi riferisco all’incidente di Shag Harbour.
Siamo a Shag Harbour, una tranquilla comunità di pescatori, ed è la sera del 4 ottobre 1967. Sono circa le 23:20, ora locale e sull’autostrada, un gruppo di persone osserva nel cielo un oggetto insolito. Non si tratta di un aereo. Le sue luci, quattro o cinque, sono di un arancione brillante e sono disposte in fila. L’oggetto poi, si muove in modo strano, con una traiettoria piuttosto irregolare. Più precisamente sembra oscillare, a volte si ferma, altre volte scatta in avanti. Tra i testimoni c’è anche un agente della polizia a cavallo, Ron Pound, che si trova sulla strada principale del luogo. E anche lui vede le luci, che descrive come appartenenti ad un’unica grande navicella, lunga circa 60 piedi (parliamo di circa 18 metri), seguita da una scia luminosa.
L’oggetto scende lentamente verso l’oceano, con un’angolazione molto bassa, di circa 40/45 gradi. E i testimoni, sempre più numerosi, inizialmente pensano che si tratti di un aereo in avaria, pronto a schiantarsi. Molti di loro quindi si affrettano a chiamare il numero di emergenza, temendo il peggio. E in effetti poco dopo un forte bang squarcia il silenzio della notte. Quelle strane luci si spengono e l’oggetto scompare nell’oscurità. Al punto che in molti pensano che il velivolo sia precipitato.
Ma la storia non finisce qui. Infatti, alcuni testimoni che si trovavano in quel momento lì vicino, vedendo le stesse luci, si dirigono verso il punto dell’impatto, evidentemente con l’intento di prestare il proprio soccorso. Ma quello che trovano lì non è un relitto e non ci sono detriti o resti di un velivolo. Sulla superficie dell’acqua, galleggia invece una densa schiuma giallastra, che copre una distanza di circa 80 piedi (24 metri) ed è larga 3 piedi (quasi un metro). Questa strana schiuma però non emana odore e sembra quasi che l’oggetto stia spurgando un qualche tipo di sostanza. Inoltre, le luci si riaccendono e l’oggetto appare muoversi lentamente, quasi senza rumore, prima di scomparire definitivamente nelle profondità.
Le prime indagini partono immediatamente, con l’agente Pound, insieme ad altri agenti, che si reca sulla riva. Quel giorno l’acqua è calma, ma nonostante questo l’inspiegabile schiuma giallastra persiste. Viene quindi contattato il Rescue Coordination Centre di Halifax, e la stazione radar del NORAD, il comando di difesa aerospaziale nordamericano, viene avvertita. E la risposta è chiara, e indovinate un po’ qual’è? Beh, che non c’è nessuna evidenza di quel velivolo: in pratica, nessun aereo, né civile né militare, risulta disperso nella zona.
Nei giorni successivi quindi, le autorità militari canadesi entrano in azione. Sommozzatori della Royal Canadian Navy vengono inviati per setacciare i fondali alla ricerca di un qualsiasi relitto e la loro ricerca dura anche diversi giorni, ma non si trova assolutamente nulla. Nessun rottame, nessuna traccia dell’oggetto o della misteriosa schiuma. E così, il caso viene archiviato come “inspiegato”. Ma il mistero non scompare affatto.
Infatti, alcuni anni dopo, iniziano a emergere nuovi dettagli e testimonianze, che riportano la questione sotto i riflettori. In particolare, un’indagine non ufficiale condotta da un ufologo locale suggerisce che l’oggetto non sia mai stato recuperato, ma sia stato invece seguito dalla Marina canadese per diversi giorni dopo l’incidente, spostandosi sott’acqua a diversi chilometri di distanza. Un’altra testimonianza, di un sommozzatore della Marina, afferma di aver visto due oggetti, uno dei quali sembrava soccorrere l’altro, prima che entrambi si allontanassero. Queste nuove informazioni gettano una nuova luce sull’incidente, ma le autorità non hanno mai confermato nulla.
Oltre al Dipartimento della Difesa nazionale del Canada, anche la Commissione Condon si è interessata al caso, tuttavia non fornendo alcuna spiegazione valida e classificandolo come “inspiegato”.
C’è da dire che l’elevato numero di testimoni e la loro credibilità, tra cui forze dell’ordine e personale della marina, spingono gli esperti a scartare l’ipotesi di una bufala, oppure di un’allucinazione collettiva. E poiché ogni altra spiegazione tradizionale (come aerei o fenomeni naturali) non regge, è chiaro che la l’ipotesi che contempla un’origine non terrestre dell’oggetto si fa strada.
Comunque, a pensarci bene, un’altra teoria di origine terrestre c’è, ed è emersa nel corso di un documentario televisivo del 2006, dove un ex membro dell’esercito canadese, rimasto anonimo, ha suggerito che un sottomarino sovietico sarebbe stato individuato nelle vicinanze dell’incidente poco dopo l’evento. Questa informazione ha alimentato quindi l’ipotesi che l’oggetto potesse essere un qualche tipo di satellite artificiale sovietico, più precisamente il Cosmos 180, lanciato il 26 settembre e rientrato come previsto il 4 ottobre. E a supporto di questa tesi, la traiettoria di rientro del satellite non è del tutto incompatibile con le osservazioni. Tuttavia, vi sono diverse obiezioni che mettono in discussione questa teoria: per esempio, una tra tutte, il fatto che le descrizioni dei testimoni sull’aspetto, come pure le dimensioni dell’oggetto, non risultano compatibili con quelle di un satellite. Inoltre, non sono mai stati trovati documenti ufficiali che confermino questa versione degli eventi.
Di conseguenza, l’incidente di Shag Harbour rimane un mistero. Ed è diventato uno dei casi più importanti nella storia dell’ufologia.
Che cosa è precipitato in quelle acque? Un oggetto di origine terrestre che doveva e che deve ancora oggi rimanere segreto? O qualcosa effettivamente proveniente dalle profondità dell’Universo?
Io sono Roberto e vi invito a iscrivervi al podcast “UFO: primo contatto alieno”, per non perdere i prossimi episodi e a condividere le vostre storie e domande sui canali social o tramite e-mail. In descrizione, ove possibile, troverete il link al sito e ai social, per reperire il materiale collegato (immagini, video e quant’altro), in modo da poter analizzare voi stessi i fatti.
Per il momento ci fermiamo qui. Appuntamento al prossimo episodio.




