Ep. 55 - Rapito dagli Alieni: scegli il Silenzio o la Follia?

November 17th at 9:00am Roberto Travagliante

Cosa faresti se venissi rapito dagli alieni e poi riportato sulla Terra? Racconteresti la tua storia, o sceglieresti il silenzio, per paura di essere additato come pazzo? Un vuoto nella memoria. Un tempo che non torna. La sensazione che qualcosa di sconvolgente sia accaduto, ma i tuoi ricordi che sono avvolti da una nebbia fitta. La tua vita prima di quel momento sembra lontana anni luce, ma tutto intorno a te è esattamente come l'hai lasciato. Eppure, non sei più la stessa persona. Avverti un cambiamento profondo, un segno indelebile che ti porta a farti una domanda: cosa è successo?

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Ep. 55 - Rapito dagli Alieni: scegli il Silenzio o la Follia?

Trascrizione dell'episodio

Cosa faresti se venissi rapito dagli alieni e poi riportato sulla Terra? Racconteresti la tua storia, o sceglieresti il silenzio, per paura di essere additato come pazzo? Un vuoto nella memoria. Un tempo che non torna. La sensazione che qualcosa di sconvolgente sia accaduto, ma i tuoi ricordi che sono avvolti da una nebbia fitta. La tua vita prima di quel momento sembra lontana anni luce, ma tutto intorno a te è esattamente come l'hai lasciato. Eppure, non sei più la stessa persona. Avverti un cambiamento profondo, un segno indelebile che ti porta a farti una domanda: cosa è successo?

Ciao a tutti, audaci esploratori dell’ignoto, e benvenuti a questa nuova puntata di “UFO: primo contatto alieno”, il podcast dove parliamo dei misteri legati alle apparizioni degli UFO e dove diamo libero sfogo alle domande che ci portano oltre ciò che conosciamo e oltre il cielo che vediamo. Quelle domande sui fenomeni che non riusciamo ancora a spiegare, ma che neanche possiamo ignorare.

Io sono Roberto e oggi andiamo a fondo del fenomeno delle “abduction aliene”, quello che molti chiamano "il rapimento alieno". Un'esperienza che lascia le persone traumatizzate, confuse e con la vita stravolta, costringendole a fare i conti con la domanda più difficile di tutte: devo parlarne oppure no?

Immagina di essere uno di questi "rapiti". Hai vissuto un'esperienza che va oltre ogni logica e comprensione. Hai visto esseri non umani, hai sentito le loro voci, forse telepaticamente, e hai subito esami medici che ti hanno lasciato segni fisici ed emotivi. Sai che è successo, ma il mondo che ti circonda non è ancora pronto a crederci. Cosa fai?

Questa è la storia, per esempio, di Betty e Barney Hill, il primo caso di rapimento alieno ampiamente pubblicizzato, che ha gettato le basi per tutte le storie che sono seguite. È il 19 settembre 1961 e Betty e Barney, una coppia interrazziale del New Hampshire, stanno tornando a casa da una vacanza. È notte, una notte serena, ma Betty nota una luce strana nel cielo. All'inizio pensano che si tratti di una stella cadente, ma poi si accorgono che la luce si muove in modo anomalo. Decidono di fermarsi per osservare meglio, e lì inizia l'incubo. Perché la luce si avvicina, diventando un oggetto enorme, a forma di disco, con finestrini illuminati. E Barney, spinto dalla curiosità e dalla paura, prende il binocolo e vede delle figure all'interno. Figure che non sono umane.

A questo punto, la storia si fa ancora più inquietante, perché i due sentono un ronzio e un segnale acustico. La loro auto vibra e il viaggio riprende... o almeno, così pensano. Arrivano a casa ben sette ore dopo il previsto, con le memorie degli ultimi duecento chilometri completamente cancellate. E la loro vita cambia per sempre. Più precisamente, Betty inizia ad avere incubi ricorrenti in cui lei e Barney vengono portati a bordo di un'astronave da esseri piccoli, con occhi grandi e teste calve. E anni dopo, durante apposite sedute di ipnosi regressiva, i ricordi traumatici emergono: esami medici, mappe stellari mostrate a Betty e un senso di terrore profondo.

Bene, mettiamoci nei panni di Betty e di Barney, dopo un'esperienza del genere la domanda che ti tormenta è: “ne parlo o non ne parlo?”. Perché, se decidi di parlarne, sai che rischi di essere ridicolizzato, di essere etichettato come "pazzo". E la tua vita sociale e professionale potrebbe crollare. Se taci, però, sai già che il peso di quel segreto ti divorerà dall'interno. E’ quello che accade a molte persone che dicono di aver vissuto un'esperienza simile e che iniziano a soffrire di stress post-traumatico, ansia e isolamento. E si sentono come se non appartenessero più a questo mondo. E non è tutto, perché a volte queste persone scoprono anche segni inspiegabili sul proprio corpo, come cicatrici o impianti, che non hanno modo di giustificare.

Scegliere se parlare o meno di un'esperienza così sconvolgente è un dilemma che va ben oltre la semplice confessione. Non è una scelta semplice. E la verità è che non c'è una risposta corretta e una sbagliata.

Consideriamo il primo caso, vale a dire il caso in cui si scelga di parlare.

Per molti, la decisione di parlare, più che una scelta, rappresenta una vera e propria necessità. Infatti, è il bisogno disperato di trovare un senso a ciò che è successo. Persone come Travis Walton, il boscaiolo dell'Arizona rapito nel 1975, hanno dovuto affrontare lo scetticismo di amici, colleghi e persino delle forze dell'ordine. Quello che dà da pensare però è il fatto che nonostante le derisioni e le accuse di frode, Walton per esempio ha mantenuto la sua versione dei fatti, sostenuto da un test della macchina della verità che anche i suoi colleghi hanno superato. E la sua storia, raccontata anche nel film "Bagliori nel buio", è diventata un punto di riferimento per chi crede nel fenomeno. Per lui, la verità doveva essere detta, a prescindere dal costo.

Un altro esempio tra coloro che hanno scelto di parlare è quello di Antonio Vilas Boas, un contadino brasiliano che nel 1957 ha raccontato una delle prime storie di rapimento alieno ampiamente documentate. La sua testimonianza era così ricca di dettagli, dalle creature umanoidi che lo avevano catturato fino a un incontro sessuale con una di esse a bordo dell'astronave, che anche gli scettici dovettero ammettere quantomeno la sua sincera convinzione che i fatti narrati fossero realmente accaduti. E nonostante lo scandalo e l'imbarazzo, Vilas Boas si è tenuto saldo alla sua storia, diventando un faro per chi ha vissuto esperienze simili.

Ma perché si sceglie di parlare?

Beh, ufficialmente queste persone scelgono di parlare per motivi ben precisi: non solo per se stessi, ma solitamente con l’intento di aiutare gli altri. Inoltre, molti di loro entrano in contatto con altri “rapiti” (“experiencers”), creando delle vere e proprie comunità di supporto. Si scambiano storie, si confrontano sulle strane cicatrici che appaiono sul loro corpo o sugli incubi ricorrenti. E in queste comunità trovano un rifugio sicuro, un posto dove non si sentono giudicati o etichettati come pazzi.

D'altra parte, c'è chi sceglie il silenzio, chi sceglie di vivere nell'ombra. Il terrore del ridicolo, la paura di perdere il lavoro o la famiglia, sono motivi sufficienti per mantenere il silenzio. Dal punto di vista psicologico, il trauma di un'abduction è spesso così profondo da causare sintomi simili a quelli del disturbo da stress post-traumatico. Ad esempio, ansia, attacchi di panico e insonnia diventano compagni di vita. E in questi casi, la scelta di non parlare è un meccanismo di difesa, un modo per cercare di tornare a una parvenza di normalità.

Questo silenzio, però, va detto, non porta la pace ai protagonisti dell’abduction aliena. Anzi, il peso del segreto può diventare a volte insopportabile. In alcuni casi, l'esperienza viene repressa, dimenticata, per poi riemergere anni dopo attraverso l'ipnosi o la terapia. E in tal senso molti ricercatori nel campo della psicologia sono concordi nel ritenere che il silenzio non cancella l'esperienza, ma la nasconde solo temporaneamente, per poi farla riemergere successivamente anche a distanza di anni.

Quindi, cosa fare? Ignorare i sogni, i ricordi frammentari, le notti insonni? O cercare un'altra persona che ha vissuto la stessa esperienza per trovare conforto e comprensione? La verità, lo abbiamo detto, è che non c'è una risposta facile, ma il coraggio di chi ha scelto di parlare ha dato un volto e una voce a un fenomeno che altrimenti resterebbe avvolto nel silenzio.

Grazie per aver ascoltato questa puntata di "UFO: primo contatto alieno". Spero che questa storia vi abbia fatto riflettere su un fenomeno così controverso e affascinante.

Io sono Roberto e vi invito a iscrivervi al podcast “UFO: primo contatto alieno”, per non perdere i prossimi episodi e a condividere le vostre storie e domande sui canali social o tramite e-mail. In descrizione, ove possibile, troverete il link al sito e ai social, per reperire il materiale collegato (immagini, video e quant’altro), in modo da poter analizzare voi stessi i fatti.

E voi cosa ne pensate delle adduzioni aliene? Se gli alieni vi rapissero, scegliereste il silenzio o la follia?

Ci ritroviamo al prossimo episodio.

Roberto Travagliante