Ep. 57 - Il caso Linenger e L'UFO che danzò accanto alla Stazione Spaziale
Questa potrebbe essere la storia di un astronauta della NASA a bordo della stazione spaziale Mir. Ma è anche la storia di un filmato segreto, girato a centinaia di chilometri dalla Terra, che riprende un oggetto non identificato muoversi con intelligenza propria, sfidando le leggi della fisica orbitale. Ma non è solo questo, perché è anche la storia di una incrollabile testimonianza, di una testimonianza che si scontra con la negazione delle principali autorità spaziali. Io sono Roberto e quella che vi racconto oggi è la storia di Jerry Linenger.
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Trascrizione dell'episodio
Questa potrebbe essere la storia di un astronauta della NASA a bordo della stazione spaziale Mir. Ma è anche la storia di un filmato segreto, girato a centinaia di chilometri dalla Terra, che riprende un oggetto non identificato muoversi con intelligenza propria, sfidando le leggi della fisica orbitale. Ma non è solo questo, perché è anche la storia di una incrollabile testimonianza, di una testimonianza che si scontra con la negazione delle principali autorità spaziali. Io sono Roberto e quella che vi racconto oggi è la storia di Jerry Linenger.
Ciao a tutti, audaci esploratori dell’ignoto, e benvenuti a questa nuova puntata di “UFO: primo contatto alieno”, il podcast dove parliamo dei misteri legati alle apparizioni degli UFO e dove diamo libero sfogo alle domande che ci portano oltre ciò che conosciamo e oltre il cielo che vediamo. Quelle domande sui fenomeni che non riusciamo ancora a spiegare, ma che neanche possiamo ignorare.
Oggi parliamo proprio di uno di questi eventi che non possiamo non considerare. Per questo ringrazio in modo particolare Luciana, che ha chiesto informazioni sull’argomento, di cui ha letto abbondantemente su Internet e sui social. Bene, oggi vi porto nel cuore degli anni ’90, per rivivere un caso tanto controverso quanto affascinante, il caso di Jerry Linenger, l'astronauta che avrebbe affermato di aver visto un oggetto non identificato orbitare accanto a lui.
Immaginatevi al suo posto. Siete lassù, a centinaia di chilometri dalla Terra, fluttuando in una capsula d'acciaio che è anche la vostra unica casa. Siete un medico e un astronauta esperto, abituato alla scienza e alla logica ferrea. Guardate fuori dall'oblò e vedete la magnifica curvatura blu del nostro pianeta Terra. Poi, all'improvviso, eccolo lì davanti a voi. Lo vedete, non è un satellite, non sembra un detrito spaziale noto, e non è la luce di una stella che riflette male. Però, è una forma. Una forma luminosa, che si muove con un'intelligenza che non è vostra. Un'ombra non identificata che gioca a nascondersi con l'immensità, proprio fuori dal vostro finestrino. Cosa provate? Beh, parlo per me, prima di tutto meraviglia. Magari ansia? Forse panico? Oppure l'assoluta certezza che l'universo è molto, molto più affollato di quanto sappiamo, o di quanto ci abbiano mai detto?
Ci troviamo esattamente tra il 1996 e il 1997. E l'uomo al centro di questo racconto è il Dr. Jerry Linenger, un medico, un ex ufficiale di marina, ma anche un astronauta con un curriculum impeccabile e una mente altamente analitica. Un astronauta con una missione storica. Infatti, è a bordo della stazione spaziale russa Mir, la prima missione americana di lunga durata su Mir, e si appresta a passare ben 132 giorni nello spazio. Non un novellino in preda a suggestioni.
Bene, stando a ciò che si legge sull’argomento, Linenger è immerso nel suo lavoro, la routine è estenuante e affascinante al tempo stesso, ma è una notte che, seppur come le altre, rompe ogni paradigma. Infatti, mentre osserva la Terra da quell'altezza vertiginosa, vede qualcosa che non dovrebbe esser lì. Un oggetto. Un oggetto che lui descrive come "grande, di forma bizzarra e quasi impossibile da identificare".
Ricordiamo il contesto: Linenger è un esperto. È in grado di distinguere un satellite da un frammento di ghiaccio o da un detrito spaziale. Non è in confusione. E ciò che vede, si muove con un'intenzionalità che lo sconvolge. L'oggetto non sembra alla deriva, ed è in rotta di collisione. Ma ciò nonostante sembra manovrare in prossimità della stazione. E, quindi, non segue le leggi dell'orbita previste per un oggetto inerte. Sembra piuttosto un oggetto controllato, in qualche maniera.
Il dettaglio che rende questa storia così avvincente è la reazione di Linenger. Perché l'astronauta non urla, non si fa prendere dal panico, ma afferra immediatamente la sua telecamera, una mossa da scienziato prima che da spettatore. E così inizia a filmare l'oggetto, cercando di catturare ogni frammento di luce, ogni sfumatura, di questa anomalia spaziale che ora condivide il suo cielo. In definitiva, la sua testimonianza non è solo verbale, è supportata da un presunto filmato.
Bene, questa vicenda però non si conclude con la singola osservazione. Infatti, Linenger racconta che l'oggetto rimane visibile per un tempo considerevole, consentendogli di studiarne i movimenti erratici e le sue dimensioni. La cosa che più lo turba, però, è l'assoluta mancanza di una spiegazione ufficiale valida per quell'oggetto. Infatti, l’inventario dei detriti spaziali è noto, la traiettoria dei satelliti è tracciata. Ma questo... beh, questo non rientra in nessuna categoria.
Quando torna sulla Terra, Linenger, con la sua credibilità inattaccabile, parla pubblicamente della sua esperienza. E qui, come spesso accade nei casi di avvistamenti da parte di figure di alto profilo, inizia il gioco delle smentite o delle minimizzazioni.
La NASA e gli enti preposti, di fronte alla testimonianza di un loro astronauta, propongono le spiegazioni più convenienti: forse era un pezzo di rivestimento termico staccatosi dalla Mir, magari era un detrito della stessa stazione che galleggiava a distanza, o, ipotesi ancora più banale, un riflesso atmosferico. Ma Linenger rigetta fermamente queste spiegazioni. Lui sa cosa ha visto. Lui è stato lì. E ciò che ha filmato e osservato non era un semplice pezzo di spazzatura spaziale.
Ecco, raccontata così, questa di Linenger potrebbe essere la storia affascinante di un avvistamento UFO che ha tutti gli ingredienti per poter essere considerata vera. Siamo nello Spazio, lontano da ogni tipo di fenomeno atmosferico terrestre che potrebbe influenzare e suggestionare l’osservatore, c’è un osservatore di tutto rispetto, un astronauta estremamente esperto, in grado di sopportare il peso di un’osservazione UFO del genere, c’è l’intervento di un ente importantissimo come la NASA, insomma, c’è tutto ciò che serve.
Ma la storia di Linenger non è esattamente come l'abbiamo dipinta finora. Intendiamoci, i fatti esposti sono tutti veri in un certo senso. E qui, audaci ascoltatori, dobbiamo fare un passo indietro, un passo che ci riporta alla radice della terminologia. Perché in effetti, dopo una buona analisi dei fatti, e ripercorrendo le dichiarazioni originali dell'astronauta, emerge una verità più sfumata e, paradossalmente, più inquietante, che non riguarda tanto i fatti in sé, quanto piuttosto il modo in cui è stata raccontata e, perché no, anche un po’ (lasciatemi passare il termine) travisata.
Infatti, Jerry Linenger non ha mai affermato categoricamente di aver visto un velivolo extraterrestre. Non ha mai usato il termine "disco volante" o "astronave aliena" con la stessa convinzione con cui lo hanno fatto i media e gli appassionati nel corso del tempo. In realtà, le sue dichiarazioni sono state molto più prudenti e, in un certo senso, anche un po’ chirurgiche.
Più precisamente Linenger, in più occasioni, ha semplicemente detto di aver visto "molti oggetti molto vaghi, molto scuri, che passavano". Li ha definiti "oggetti poco chiari" e ha ammesso di averli visti diverse volte. Oggetti di cui non si conosceva l'origine o la natura.
E’ chiara la differenza? La grande narrativa popolare, quella che ci ha affascinato, parla di un unico oggetto manovrabile, quasi una astronave aliena. Ma le parole di Linenger, quelle originali, parlano di molti oggetti, poco chiari, che passavano vicino agli oblò della Mir.
E qui sta il colpo di scena che rende il suo caso un simbolo: perché il Dottor Linenger non ha avuto bisogno di affermare di aver visto gli alieni per diventare una leggenda nel panorama ufologico. Ha semplicemente testimoniato di aver visto oggetti che, a causa della loro natura indistinta, erano letteralmente UFO: vale a dire Oggetti Volanti Non Identificati. Non per forza alieni, ma semplicemente oggetti di cui non riusciva a dare alcuna spiegazione.
Ma la cosa più importante, quella che dovrebbe far riflettere quella parte di comunità pronta a gridare all’UFO ad ogni occasione, è il fatto che Linenger non ha mentito, se consideriamo le sue affermazioni. Lui ha detto le cose come stavano, cioè che ha visto degli oggetti che non è riuscito ad identificare, mentre la percezione e la narrazione pubblica hanno trasformato dei generici "oggetti poco chiari" in un "UFO danzante accanto alla stazione spaziale".
A questo, dobbiamo anche aggiungere il fatto che la reazione della NASA, con le sue smentite frettolose, non ha fatto altro che legittimare e rafforzare questa interpretazione estremista, invece di dissipare la nebbia. Questo perché c’è sempre quell’idea di “complotto” che ruota attorno a certi argomenti.
Il caso Linenger, quindi, non è la prova di un incontro ravvicinato... ma è la prova di quanto sia facile che una testimonianza prudente venga trasformata in un mito, specialmente quando le autorità non riescono o non vogliono fornire una spiegazione convincente per ciò che un loro uomo ha definito non identificato.
L'astronauta, dal canto suo, non ha mai ritrattato la sua storia (anche perché non ci sarebbe molto da ritrattare), mantenendo così viva la domanda: se un uomo con la sua preparazione e la sua esperienza testimonia un fatto del genere, e gli enti ufficiali si affrettano a nasconderlo con spiegazioni deboli, cosa sta realmente succedendo là fuori, oltre l'atmosfera? Ed ecco così che il caso di Jerry Linenger inizia a costituire non tanto il racconto di un avvistamento, ma piuttosto un promemoria potente del fatto che quando sentiamo l’esperto “di turno”, in questo caso un astronauta, dire “non lo so”, “non so che oggetti siano”, tendiamo a dare noi la risposta che vorremmo sentire di più.
Grazie per aver ascoltato questa nuova puntata di "UFO: primo contatto alieno".
Io sono Roberto e vi invito a iscrivervi al podcast, per non perdere i prossimi episodi e a condividere le vostre storie e domande sui canali social o tramite e-mail. In descrizione, ove possibile, troverete il link al sito e ai social, per reperire il materiale collegato (immagini, video e quant'altro), in modo da poter analizzare voi stessi i fatti.
E mentre l'ombra di un frammento non identificato continua a danzare in silenzio tra le stelle, noi non smettiamo di alzare gli occhi al cielo, perché è proprio in quell'immensità inesplorata che riposano le risposte più affascinanti e inquietanti che la curiosità umana possa mai sognare di raggiungere.
Alla prossima puntata.
Video di approfondimento
Le parole effettivamente pronunciate da Jerry Linenger:




