Frederick Valentich

Frederick Valentich

È la sera del 21 ottobre 1978 e un giovane pilota vola solitario su un piccolo aereo sopra le acque fredde dello Stretto di Bass, vicino Melbourne, in Australia. Il cielo è sereno e il volo è di routine. Ad un tratto, la sua voce irrompe nella frequenza radio, calma all’inizio, per segnalare alla torre di controllo qualcosa di strano: un velivolo sconosciuto che lo sta seguendo, sfrecciando ad una velocità inimmaginabile. La sua descrizione si fa via via più frenetica: più precisamente, il pilota vede un oggetto con una forma lunga, una superficie metallica e lucente, e una luce verde brillante. Lo vede sfrecciare sopra di lui, poi volteggiare, quasi come se stesse giocando con lui. Che cos’è quell’oggetto lassù nel cielo? E, soprattutto, cosa succede a Frederick Valentich?

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Trascrizione dell’episodio

È la sera del 21 ottobre 1978 e un giovane pilota vola solitario su un piccolo aereo sopra le acque fredde dello Stretto di Bass, vicino Melbourne, in Australia. Il cielo è sereno e il volo è di routine. Ad un tratto, la sua voce irrompe nella frequenza radio, calma all’inizio, per segnalare alla torre di controllo qualcosa di strano: un velivolo sconosciuto che lo sta seguendo, sfrecciando ad una velocità inimmaginabile. La sua descrizione si fa via via più frenetica: più precisamente, il pilota vede un oggetto con una forma lunga, una superficie metallica e lucente, e una luce verde brillante. Lo vede sfrecciare sopra di lui, poi volteggiare, quasi come se stesse giocando con lui. Che cos’è quell’oggetto lassù nel cielo? E, soprattutto, cosa succede a Frederick Valentich?

Ciao a tutti, audaci esploratori dell’ignoto, e benvenuti a questa nuova puntata di “UFO: primo contatto alieno”, il podcast dove parliamo dei misteri legati alle apparizioni degli UFO e dove diamo libero sfogo alle domande che ci portano oltre ciò che conosciamo e oltre il cielo che vediamo. Quelle domande sui fenomeni che non riusciamo ancora a spiegare, ma che neanche possiamo ignorare.

Io sono Roberto e oggi parliamo dell’UFO avvistato nello Stretto di Bass e del mistero della scomparsa di un giovane pilota australiano. Oggi raccontiamo la storia della scomparsa di Frederick Valentich.

È il crepuscolo del 21 ottobre 1978 quando Frederick Valentich, un giovane pilota di vent’anni con circa 150 ore di volo alle spalle, decolla dall’aeroporto di Moorabbin, vicino a Melbourne. La sua destinazione è King Island, e la sua si configura come una breve traversata sullo Stretto di Bass, un luogo famoso per essere tanto imprevedibile quanto affascinante. Il suo Cessna 182 Skylane è rifornito al massimo e le condizioni meteo sono ideali: mare calmo, visibilità eccellente. Nulla, assolutamente nulla, lascerebbe presagire che questo non sarà un volo come tanti altri già fatti.

Alle 19:06 ora locale Valentich stabilisce il contatto radio con il Servizio di Volo di Melbourne. Il controllore, Steve Robey, è dall’altra parte, mentre Frederick è all’altitudine di 4.500 piedi, equivalenti a circa 1.400 metri.

La conversazione inizia in modo professionale, con Valentich che chiede se ci sia altro traffico conosciuto sotto i 5.000 piedi e Robey che risponde che la zona è sgombra. Ma è qui che a un certo punto l’inspiegabile si insinua nella tranquilla routine.

Infatti, Frederick interrompe la comunicazione per riferire di un grande velivolo non identificato che si trova a circa 1.000 piedi sopra di lui. Robey gli chiede di identificarlo, ma Valentich non ci riesce. E descrive una configurazione con quattro luci brillanti, che sembrano luci di atterraggio.

Ma un momento dopo, il tono del pilota si fa più teso. Frederick dice che l’oggetto si sta avvicinando da est verso di lui, e che sembra aver intrapreso una sorta di gioco. L’oggetto sorvola anche il suo aereo due o tre volte a velocità che non riesce a definire. A questo punto, l’inquietudine si trasforma in vera e propria paura, con Valentich che riferisce che l’oggetto non è più solo sopra di lui, ma è riapparso assumendo una forma allungata. Non riesce a distinguerne più di tanto, se non che la sua velocità è impressionante.

Poi, ne dà una descrizione, quella descrizione che trasforma la storia in un evento di potenziale interesse per il mondo ufologico: l’oggetto “Ha una luce verde, e una specie di luce metallica all’esterno, ed è tutto lucido”. Inoltre, l’oggetto ora sembra stazionario e Frederick è costretto ad orientare il suo Cessna in modo adeguato per tentare di mantenere il contatto visivo. Le voci captate sono chiare, l’oggetto non si muove.

Il pilota precisa ancora: “Questo strano aereo sta girando sopra la mia testa, Melbourne… è in bilico sopra di me”. Poi, l’ultimo, agghiacciante sussurro: “…non è un aeromobile”.

Infine, per 17 lunghi secondi, la trasmissione viene squarciata da un rumore, forse metallico, stridente, e poi, alle 19:12 la trasmissione si interrompe bruscamente e cala il silenzio. Frederick Valentich, il suo Cessna 182 Skylane e quell’oggetto sconosciuto spariscono nel nulla, senza lasciare alcuna traccia. 

Inizia immediatamente la ricerca. Le squadre di soccorso, inclusi aerei della Royal Australian Air Force (RAAF) e navi mercantili, perlustrano oltre 2.600 chilometri quadrati di Stretto di Bass per quattro giorni. Non viene trovata alcuna traccia: nessun relitto, nessun detrito, nessuna macchia d’olio. Nulla che suggerisca un incidente aereo. Frederick Valentich è svanito completamente, inghiottito dall’oceano e dal mistero.

Le teorie abbondano, e ognuna cerca di dare un senso, a ciò che un senso non sembra averlo affatto.

La prima ipotesi, quella ufficiale data delle autorità aeronautiche (il Department of Transport), punta sul disorientamento spaziale. In pratica, gli inquirenti ipotizzano che Frederick, volando in una notte senza luna sopra un mare calmo come uno specchio, possa aver perso il senso dell’orizzonte. E in questo scenario tragico, le luci che vedeva non erano UFO, ma i riflessi delle sue stesse luci di posizione o addirittura le stelle riflesse sull’acqua. Credendo di salire, Valentich avrebbe in realtà inclinato il Cessna in una spirale mortale verso l’oceano. Tuttavia, questa spiegazione si scontra con un muro, perché bisogna tener conto che Frederick era un pilota addestrato e, soprattutto, che la sua radio continuava a trasmettere chiaramente mentre descriveva manovre intelligenti dell’oggetto. Come può un riflesso “giocare” con un aereo e stazionare sopra di esso?

Poi c’è l’ipotesi della sparizione volontaria. Infatti, alcuni suggeriscono che Frederick volesse fuggire, iniziare una nuova vita, magari ispirato dalla sua stessa ossessione per gli UFO. Ma anche qui, i conti non tornano, perché non è mai stato trovato un solo pezzo di metallo, un sedile, una macchia di carburante o un giubbotto di salvataggio nel tratto di mare dove il segnale si è interrotto. Inoltre, se fosse atterrato altrove, come avrebbe fatto a far sparire un intero aereo senza essere visto dai radar o da testimoni a terra?

E poi, entriamo nel territorio dell’ignoto. Perché molti ricercatori e ufologi, analizzando i rapporti del tempo, hanno scoperto un dettaglio scioccante, vale a dire il fatto che quella stessa sera, nella zona dello Stretto di Bass, c’erano state decine di segnalazioni di strani avvistamenti da parte di civili. Avvistamenti di persone a terra che giuravano di aver visto luci verdi erratiche e oggetti metallici sfrecciare nel cielo proprio negli stessi minuti in cui Frederick lottava per la sua vita.

E poi, c’è quel suono finale. Quel rumore metallico, stridente, che ha tormentato i tecnici del suono per decenni. In merito, alcuni esperti che hanno analizzato i 17 secondi di registrazione, sostengono che non sia il rumore di un motore che cede, ma che sembra più che altro un’interferenza elettromagnetica massiccia, un suono di attrito tra materiali che sembrano non appartenere alla nostra tecnologia aeronautica. E qui qualcuno avanza, è forse il suono di un rapimento? È forse il rumore di un aereo che viene letteralmente smontato, oppure “agganciato” da una forza invisibile?

In questo senso, come sostengono i sostenitori della teoria dell’abduzione, Frederick potrebbe non essere precipitato. Potrebbe piuttosto essere stato prelevato. Il suo Cessna non ha colpito l’acqua, ma è stato sollevato via da quella “luce verde” che lui descriveva con voce tremante. E se così fosse, Frederick Valentich non riposerebbe sul fondo del mare, ma sarebbe diventato suo malgrado il protagonista umano di un viaggio verso una destinazione che noi non riusciamo neanche a immaginare.

Una cosa è certa, quel suono finale, registrato e analizzato, rimane la firma indecifrabile di un evento che sfida ogni logica. Perché ancora oggi, la sorte di Frederick Valentich è sospesa tra il cielo e il mare, tra l’errore umano e l’inspiegabile, in attesa di una verità che fino ad oggi, non è mai stata svelata davvero…

Grazie per aver ascoltato questa puntata di “UFO: primo contatto alieno”. Io sono Roberto e vi invito a iscrivervi al podcast per non perdere i prossimi episodi e a condividere le vostre storie e domande sui canali social o tramite e-mail. In descrizione, ove possibile, troverete il link al sito e ai social, per reperire il materiale collegato (immagini, video e quant’altro), in modo da poter analizzare voi stessi i fatti.

La storia della scomparsa di Frederick Valentich ci dimostra che, nonostante la nostra tecnologia e la nostra presunzione di aver mappato ogni angolo del cielo, esistono ancora zone d’ombra dove le leggi della fisica sembrano piegarsi. E ci ricorda che l’essere umano è solo un piccolo spettatore davanti all’immensità di un teatro cosmico che non sempre segue le regole conosciute. 

Ci ritroviamo al prossimo episodio.

Materiale di approfondimento

Audio originale dei dialoghi tra Frederick Valentich e la torre di controllo:

Trascrizione dei dialoghi tra Frederick Valentich e la torre di controllo
Trascrizione dei dialoghi tra Frederick Valentich e la torre di controllo
Fascicolo del Department of Transport sull’incidente

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