8 Febbraio 2026
Interessante articolo sul BLC1 del National Geographics

Interessante articolo sul BLC1 del National Geographics

Immaginate di trovarvi nel cuore dell’outback australiano, sì, in una delle aree più interne e meno popolate dell’Australia. Il silenzio è assoluto, interrotto solo dal sibilo del vento tra i cespugli di eucalipto. E sopra di voi, il cielo notturno è un tappeto di diamanti così vivido da togliere il respiro. Al centro di questo scenario desolato, un gigante d’acciaio solleva il suo sguardo verso l’infinito: ecco il radiotelescopio di Parkes. In una notte di aprile del 2019, questo gigante cattura qualcosa che non dovrebbe esistere. Un sussurro elettronico, una linea sottile e precisa che taglia il rumore bianco del cosmo. Un sussurro che proviene da Proxima Centauri, la stella più vicina a noi. Per mesi, gli scienziati mantengono il segreto, con il fiato sospeso: forse è la volta buona, forse abbiamo finalmente ricevuto un segnale da… da “loro”?

Ascolta l’episodio

Spreaker
Apple Podcast
Spotify
Amazon Music

Trascrizione dell’episodio

Immaginate di trovarvi nel cuore dell’outback australiano, sì, in una delle aree più interne e meno popolate dell’Australia. Il silenzio è assoluto, interrotto solo dal sibilo del vento tra i cespugli di eucalipto. E sopra di voi, il cielo notturno è un tappeto di diamanti così vivido da togliere il respiro. Al centro di questo scenario desolato, un gigante d’acciaio solleva il suo sguardo verso l’infinito: ecco il radiotelescopio di Parkes. In una notte di aprile del 2019, questo gigante cattura qualcosa che non dovrebbe esistere. Un sussurro elettronico, una linea sottile e precisa che taglia il rumore bianco del cosmo. Un sussurro che proviene da Proxima Centauri, la stella più vicina a noi. Per mesi, gli scienziati mantengono il segreto, con il fiato sospeso: forse è la volta buona, forse abbiamo finalmente ricevuto un segnale da… da “loro”?

Ciao a tutti, audaci esploratori dell’ignoto, e benvenuti a questa nuova puntata di “UFO: primo contatto alieno”, il podcast dove parliamo dei misteri legati alle apparizioni degli UFO e dove diamo libero sfogo alle domande che ci portano oltre ciò che conosciamo e oltre il cielo che vediamo. Quelle domande sui fenomeni che non riusciamo ancora a spiegare, ma che neanche possiamo ignorare.

Io sono Roberto e oggi parleremo di segnali radio. Più precisamente, parleremo di un segnale che ha scosso la comunità scientifica mondiale, segnale rilevato durante l’osservazione di una porzione di cielo in corrispondenza della nostra stella più vicina, Proxima Centauri. Oggi più precisamente, affronteremo il mistero del famoso segnale BLC1.

Siamo nel 2019, ma la notizia esplode nel mondo solo alla fine del 2020. L’uomo sta setacciando le stelle più vicine, dando piena attuazione al progetto Breakthrough Listen, che probabilmente rappresenta l’iniziativa più ambiziosa mai lanciata per la ricerca di intelligenza extraterrestre. L’obiettivo primario è Proxima Centauri, la stella più vicina al Sole, una nana rossa distante “appena” 4,2 anni luce. Attorno a lei orbita “Proxima b”, un pianeta roccioso situato nella cosiddetta zona abitabile, cioè quella zona dove l’acqua potrebbe scorrere liquida in superficie e che potrebbe avere delle condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo della vita, almeno della vita così come la conosciamo noi.

Bene, mentre il radiotelescopio di Parkes osserva la stella per 30 ore consecutive, accade l’imprevedibile. Più precisamente, accade che, tra i milioni di segnali catturati, ne emerga uno con una chiarezza sconcertante. Questo segnale viene battezzato “BLC1”, dove BLC sta per Breakthrough Listen Candidate numero 1, appunto.

Perché questo segnale fa tremare i polsi agli astronomi? Perché questo segnale è particolarmente interessante dal punto di vista della ricerca di altre possibili forme di vita? Beh, i motivi sono principalmente tre:

Prima di tutto, si tratta di un segnale diverso dagli altri, è un segnale che viaggia a 982,002 MHz, quindi è un segnale a banda stretta. Ora, in natura, da fenomeni astrofisici come per esempio le pulsar o i quasar emettono solitamente dei segnali su banda larga, oltretutto dei segnali che appaiono come un “rumore” disordinato. Invece, il segnale BLC1, è un segnale a banda stretta e, se questo già non bastasse, appare sugli strumenti come una linea retta, sembra una specie di laser radio. E questo appare come il “marchio di fabbrica” di una possibile tecnologia.

Il secondo aspetto che fa ritenere il segnale BLC1 un segnale di particolare interesse è l’effetto Doppler che si manifesta. Infatti, il segnale non appare statico, ma al contrario, durante le ore di osservazione, la sua frequenza scivola lentamente. E questa variazione suggerisce che la sorgente del segnale si trovi su un oggetto in movimento, proprio come potrebbe essere un pianeta che orbita attorno a una stella o che ruota su se stesso. Forse proprio l’esopianeta Proxima b, posto, come abbiamo già detto, in una zona potenzialmente abitabile.

Inoltre, vi è anche un terzo elemento che fa ritenere che si tratti di un segnale proveniente da Proxima Centauri, magari alieno. Infatti, questo segnale risponde positivamente al cosiddetto test “On-Off”. In cosa consiste questo test? Beh, nel fatto che quando gli scienziati puntano il telescopio lontano da Proxima Centauri, il segnale scompare, mentre quando tornano a puntarlo verso la stella, il segnale riappare. In altre parole segnale è proprio lì, e sembra aspettarci. In pratica, un’ulteriore conferma che il segnale arrivi da una zona che riveste, già di per sé, particolare interesse da punto di vista dell’esplorazione di possibili civiltà aliene.

Bene, quindi, tutti questi aspetti fanno sì che per oltre un anno scienziati e astronomi di tutto il mondo studino e analizzino questa parte di cielo in ogni sfaccettatura e con particolare attenzione. L’emozione è palpabile, perché è chiaro che questo segnale BLC1 potrebbe essere la prova regina di una presenza aliena nelle vicinanze del nostro sistema solare.

Quindi, che cosa significa esattamente questo segnale? Abbiamo trovato gli alieni? Abbiamo scoperto una traccia di un’altra civiltà che vive su “Proxima b” e che ci saluta da lontano?

Beh, purtroppo o per fortuna (dipende dai punti di vista, perché non tutti credono che incontrare un’altra civiltà nello stadio evolutivo in cui siamo possa avere conseguenze positive per l’umanità), dicevo, purtroppo o per fortuna non è proprio così.

Perché, ad un certo punto la ricercatrice post-dottorato Sofia Sheikh scopre una cosa importante in merito al segnale BLC1. Più precisamente, dopo aver analizzato questo segnale sotto ogni punto di vista, scopre all’incirca altri 60 segnali simili, circa 60 segnali che condividono le caratteristiche fisiche del segnale candidato BLC1 e che, al tempo stesso, rispondono in modo identico al test “On-Off”. 

Ma che cosa significa esattamente questa cosa?

Beh, significa che la scienza è rigorosa. E che, dopo queste analisi incrociate, emerge una verità un po’ più complessa. Più precisamente, esce fuori che il segnale BLC1 altro non è che un cosiddetto “miraggio tecnologico”. 

In pratica, secondo le conclusioni di Sofia Sheikh, il segnale BLC1 è con molta probabilità un segnale proveniente dalla Terra. E ne dà una precisa spiegazione, in quanto l’analisi dei dati effettuata rivela una distribuzione ritmica delle frequenze che ricalca fedelmente le oscillazioni prodotte da vari dispositivi elettronici di origine umana. Quindi, sebbene non sia possibile risalire al dispositivo esatto che ha generato l’impulso iniziale individuato, ogni indizio punta verso un’interferenza artificiale prodotta sul nostro pianeta e intercettata per qualche ragione dal radiotelescopio di Parkes. 

Resta il fatto che l’anomalia svanisca quando il radiotelescopio non è orientato verso Proxima Centauri, ma secondo Sofia Sheikh, questo elemento, da solo, non basta a ritenere che si tratti di un segnale alieno. Al contrario, l’ipotesi più concreta resta quella di un segnale terrestre insolito, che per puro caso è in grado di ingannare i filtri offerti dagli strumenti, dando un cosiddetto “falso positivo”.

Quindi, in definitiva, in merito al segnale BLC1, gli scienziati indicano che il segnale è causato da un fenomeno di “intermodulazione”, vale a dire un’interferenza generata da due diversi oscillatori elettronici terrestri che, combinandosi tra loro, creano un segnale che sembra provenire dallo spazio profondo.

In buona sostanza si tratta di una delusione? Questa smentita lascia l’amaro in bocca? Beh, forse sì, ma fermiamoci un secondo a riflettere sulla portata incredibile di ciò che è accaduto nei laboratori del progetto Breakthrough Listen. Per oltre un anno, le menti più brillanti del pianeta, guidate dalla determinazione di persone come Sofia Sheikh, hanno analizzato ogni singola oscillazione, ogni infinitesimale variazione di quel battito elettronico, fino ad arrivare a una conclusione ben precisa. Negativa, purtroppo, ma precisa. 

Del resto lo sappiamo, la ricerca scientifica è e deve essere rigorosa. E quindi, questa potremmo ritenerla non tanto una semplice smentita, bensì vero e proprio un banco di prova brutale e necessario per la nostra integrità scientifica. 

Ed è la prova e la conferma che viviamo immersi in una bolla di rumore elettromagnetico generata dai nostri stessi smartphone, satelliti e forni a microonde. Essere riusciti a isolare un sussurro così sottile e averlo inseguito fino ai confini della nostra tecnologia dimostra però che non siamo più ascoltatori passivi, ma investigatori esperti pronti a riconoscere la verità, specie nel caso in cui questa dovesse decidere finalmente di palesarsi ai nostri occhi.

In altre parole, l’indagine sul segnale BLC1 ci insegna, con una chiarezza disarmante, che siamo finalmente diventati capaci di trovare un ago in un pagliaio di dimensioni galattiche. Immaginate la vastità del cosmo come un oceano in tempesta e quel segnale a 982 MHz è come un singolo granello di sabbia colorato che brilla sul fondo. Bene, noi siamo riusciti a vederlo, a isolarlo e a studiarlo. Questo “falso allarme” non è quindi un fallimento e basta, ma la prova generale di quello che potrebbe essere un giorno il momento più importante della storia umana: vale a dire il Primo Contatto. La nostra capacità di filtraggio e analisi ha raggiunto una precisione chirurgica che, fino a dieci anni fa, era pura fantascienza. E ora sappiamo che, se là fuori qualcuno sta davvero trasmettendo, non ci sfuggirà. E i nostri strumenti sono sintonizzati, le nostre menti sono pronte e il prossimo segnale che farà vibrare i radiotelescopi di Parkes o del FAST potrebbe non essere un’eco dei nostri dispositivi, ma il primo, autentico “ciao” da un altro mondo.

Grazie per essere stati con me in questo viaggio tra le frequenze dell’ignoto. Io sono Roberto e vi invito a iscrivervi al podcast “UFO: primo contatto alieno”, per non perdere i prossimi episodi e a condividere le vostre storie e domande sui canali social o tramite e-mail. In descrizione, ove possibile, troverete il link al sito e ai social, per reperire il materiale collegato (immagini, video e quant’altro), in modo da poter analizzare voi stessi i fatti.

Restate sintonizzati, perché il cosmo non è mai stato così rumoroso e noi siamo pronti e all’ascolto. 

Ci ritroviamo al prossimo episodio.

Materiale di approfondimento

Articolo sul BLC1 sul sito del celebre astronauta Umberto Guidoni
Interessante articolo sul BLC1 del National Geographics
Link alla smentita, dal Notiziario online dell’Istituto nazionale di astrofisica