Visione ipotetica Kepler 452b secondo la NASA
Immaginate di puntare un telescopio grande quanto un campo da tennis, verso il cuore della costellazione del Cigno. A 1400 anni luce da noi, nel buio più fitto, brilla una stella quasi identica al nostro Sole. Ma non è la stella a toglierci il fiato, è piuttosto ciò che le danza attorno: un mondo roccioso, massiccio e antico. Un mondo che esiste da sei miliardi di anni. Un miliardo e mezzo di anni in più della Terra. Forse, mentre noi eravamo ancora polvere stellare, su quel pianeta la vita potrebbe aver già completato il suo ciclo evolutivo. E oggi, con la tecnologia finalmente offerta dal James Webb, stiamo cercando di scorgere l’impossibile: il respiro di una civiltà aliena o i resti di un passato tecnologico che sfida la nostra comprensione. È forse “Kepler 452 b” la nostra vera origine o il nostro inevitabile destino?
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Trascrizione dell’episodio
Immaginate di puntare un telescopio grande quanto un campo da tennis, verso il cuore della costellazione del Cigno. A 1400 anni luce da noi, nel buio più fitto, brilla una stella quasi identica al nostro Sole. Ma non è la stella a toglierci il fiato, è piuttosto ciò che le danza attorno: un mondo roccioso, massiccio e antico. Un mondo che esiste da sei miliardi di anni. Un miliardo e mezzo di anni in più della Terra. Forse, mentre noi eravamo ancora polvere stellare, su quel pianeta la vita potrebbe aver già completato il suo ciclo evolutivo. E oggi, con la tecnologia finalmente offerta dal James Webb, stiamo cercando di scorgere l’impossibile: il respiro di una civiltà aliena o i resti di un passato tecnologico che sfida la nostra comprensione. È forse “Kepler 452 b” la nostra vera origine o il nostro inevitabile destino?
Ciao a tutti, audaci esploratori dell’ignoto, e benvenuti a questa nuova puntata di “UFO: primo contatto alieno”, il podcast dove parliamo dei misteri legati alle apparizioni degli UFO e dove diamo libero sfogo alle domande che ci portano oltre ciò che conosciamo e oltre il cielo che vediamo. Quelle domande sui fenomeni che non riusciamo ancora a spiegare, ma che neanche possiamo ignorare.
Io sono Roberto e oggi dirigiamo la nostra attenzione verso i confini della nostra galassia, per scoprire come le nuove osservazioni del James Webb stiano cambiando per sempre la nostra ricerca di segni di vita intelligente nel cosmo. Oggi esploriamo i segreti dell’esopianeta Kepler 452 b.
Siamo nel cuore di una nuova era dell’astronomia. Se nel 2015 la semplice scoperta di questo esopianeta aveva scosso le fondamenta della scienza, oggi stiamo facendo un passo ulteriore. Infatti, Kepler 452 b non è un semplice sasso nello spazio. E’ una vera e propria “Super-Terra” con un diametro del 60% superiore al nostro. La sua orbita dura 385 giorni, quasi quanto la nostra e si trova nella cosiddetta “Zona di Goldilocks”, quella fascia di abitabilità dove l’acqua potrebbe restare liquida in superficie, senza evaporare e senza gelare.
Quindi, diciamo che potremmo considerare Kepler 452 b, per le sue caratteristiche, una cugina maggiore del nostro pianeta Terra. E già questo basterebbe a rendere interessante questo esopianeta.
Ma c’è un altro dettaglio che rende il tutto ancora più interessante, vale a dire l’età.
Infatti, Kepler 452 b ha circa 6 miliardi di anni. Riuscite ad immaginare cosa significhi questo. Significa che ha avuto un miliardo e mezzo di anni di tempo in più rispetto alla Terra per sviluppare non solo la vita, ma (ipotizzando una evoluzione simile a quella avvenuta sul nostro pianeta) per sviluppare anche la tecnologia. In altre parole, se su Kepler 452 b fosse nata una civiltà, allora avrebbe potuto raggiungere e superare la nostra attuale evoluzione, quando noi eravamo ancora organismi monocellulari.
Ma i misteri di Kepler 452 b non si fermano qui. Infatti, la stella di Kepler 452 è più vecchia del Sole e sta diventando più luminosa. Questo significa che il pianeta forse sta subendo un riscaldamento globale di una certa entità. In questo momento, forse, gli oceani stanno iniziando ad evaporare e le condizioni di vivibilità potrebbero essere in corso di mutazione. Di conseguenza, se su Kepler 452 b esistesse effettivamente una civiltà tecnologicamente super avanzata, è plausibile pensare che essa sia alla ricerca di una nuova casa?
In quest’ottica, ecco che il collegamento con il fenomeno UFO diventa più stringente. In particolare, molti ricercatori suggeriscono che gli oggetti non identificati che osserviamo nei nostri cieli potrebbero venire proprio da mondi come Kepler 452 b e potrebbero essere controllati da esseri che, avendo miliardi di anni di vantaggio, sono alla ricerca di nuovi habitat da colonizzare.
Ma che cosa c’entra Kepler 452 b con il telescopio spaziale James Webb?
Beh, c’entra, perché mentre il vecchio telescopio Kepler poteva solo dirci che c’è un pianeta da qualche parte, il James Webb Space Telescope va oltre, e grazie ai suoi specchi rivestiti d’oro e alla sua capacità di vedere nell’infrarosso, agisce come un immenso naso elettronico capace di “annusare” finanche l’atmosfera di mondi lontani.
Per questo motivo, gli scienziati stanno puntando i sensori del Webb anche verso il sistema di Kepler 452, per cercare le cosiddette tecnofirme. E nel caso di Kepler 452 b, non cerchiamo solo ossigeno o metano, che rappresentano i segni più evidenti di vita biologica. Cerchiamo anche prove di ingegneria aliena, perché il James Webb è in grado di rilevare gas che non esistono in natura, come i clorofluorocarburi (CFC), gas che vengono prodotti solo da un’industria tecnologicamente avanzata. E se trovassimo tracce di questi gas nell’atmosfera di Kepler 452 b, avremmo finalmente la prova definitiva che non siamo soli.
Ma basta la presenza di ossigeno, di metano, di certi tipi di gas, o per esempio dei DMS (i dimetilsolfuri), a darci la conferma che non siamo soli? Evidentemente no.
Fermiamoci un istante a riflettere. Mentre puntiamo il James Webb verso il vuoto cercando tracce di acqua e ossigeno, stiamo forse commettendo un errore di prospettiva? Siamo forse vittime di quello che gli scienziati chiamano “sciovinismo del carbonio”?
Perché noi solitamente diamo per scontato che la vita, per essere definita tale, debba per forza assomigliare alla nostra, respirare la nostra stessa aria e aver bisogno degli stessi elementi chimici che hanno permesso a noi di evolverci. Ma l’universo è un laboratorio infinito e le sue leggi potrebbero aver scritto storie biologiche completamente diverse dalla nostra.
Immaginiamo mondi dove, al posto del carbonio, la spina dorsale della vita è il silicio. In questi pianeti potrebbero esistere creature che non sono fatte di carne e ossa, ma di strutture cristalline stabili, capaci di resistere a temperature infernali o a pressioni che stritolerebbero un diamante in pochi secondi. O ancora, pensiamo ad esseri che non utilizzano l’acqua come solvente vitale, ma l’ammoniaca o il metano liquido, prosperando così in mari gelidi dove la biologia umana si spegnerebbe all’istante. Sono forme di vita “esotiche”, che seguono regole chimiche che la nostra mente fatica persino a concepire.
Allora, perché ci ostiniamo a cercare mondi simili alla Terra e concentriamo l’attenzione in particolare su di essi?
Beh, la risposta è semplice: cerchiamo ciò che sappiamo riconoscere. La firma chimica dell’acqua e del carbonio è un faro nel buio che i nostri strumenti sono addestrati a interpretare e in mancanza di conferme su una “biologia alternativa”, tendiamo a rifugiarci in ciò che ci rassicura, in quegli elementi che conosciamo. Ecco perché Kepler 452 b ci affascina così tanto. Perché è come uno specchio: è un pianeta simile al nostro, ed è come se ci parlasse di noi, proiettati in un’altra parte della galassia, e in un tempo diverso.
Tuttavia, questa riflessione apre uno scenario ancora più inquietante per il fenomeno UFO, nel senso che se la vita può basarsi su elementi a noi estranei, allora i visitatori che solcano i nostri cieli potrebbero essere entità che non riusciamo nemmeno a catalogare come “esseri viventi” nel senso classico. Forse non sono solo piloti di navicelle spaziali, ma forme di esistenza la cui stessa natura fisica sfida ogni nostra legge biochimica.
Di conseguenza, l’ignoto non è solo lontano 1400 anni luce, come Kepler 452 b. L’ignoto potrebbe essere una forma di vita talmente diversa da noi da risultare quasi invisibile ai nostri sensi, finché non decide di manifestarsi.
Grazie per avermi accompagnato in questo viaggio alla scoperta della nostra “gemella” lontana e delle incredibili frontiere aperte dal telescopio James Webb. Ogni nuovo dato che riceviamo da quelle profondità ci ricorda quanto sia vasto il mistero che ci circonda.
Io sono Roberto e vi invito a iscrivervi al podcast “UFO: primo contatto alieno”, per non perdere i prossimi episodi e a condividere le vostre storie e domande sui canali social o tramite e-mail. In descrizione, ove possibile, troverete il link al sito e ai social, per reperire il materiale collegato (immagini, video e quant’altro), in modo da poter analizzare voi stessi i fatti.
Per il momento ci salutiamo qui e ci ritroviamo al prossimo episodio.





