Immaginate di svegliarvi su un mondo dove il sole non tramonta mai nello stesso modo. Alzate gli occhi e, invece di un unico disco dorato, vedete altre sei sfere planetarie che danzano nel cielo, così vicine da poterne distinguere i continenti e le nubi. Questo non è un luogo preso da un film di fantascienza. Questo è un luogo che esiste davvero, e che si trova a circa 40 anni luce da noi. È un pianeta roccioso, immerso in una luce rossastra, dove l’acqua potrebbe scorrere in fiumi profondi e dove, forse, qualcuno o qualcosa sta guardando verso di noi, proprio in questo istante. Oggi non parliamo di semplici avvistamenti, ma di un luogo di destinazione: di un luogo dove il “primo contatto” potrebbe essere già una realtà in attesa di essere scoperta.
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Trascrizione dell’episodio
Immaginate di svegliarvi su un mondo dove il sole non tramonta mai nello stesso modo. Alzate gli occhi e, invece di un unico disco dorato, vedete altre sei sfere planetarie che danzano nel cielo, così vicine da poterne distinguere i continenti e le nubi. Questo non è un luogo preso da un film di fantascienza. Questo è un luogo che esiste davvero, e che si trova a circa 40 anni luce da noi. È un pianeta roccioso, immerso in una luce rossastra, dove l’acqua potrebbe scorrere in fiumi profondi e dove, forse, qualcuno o qualcosa sta guardando verso di noi, proprio in questo istante. Oggi non parliamo di semplici avvistamenti, ma di un luogo di destinazione: di un luogo dove il “primo contatto” potrebbe essere già una realtà in attesa di essere scoperta.
Ciao a tutti, audaci esploratori dell’ignoto, e benvenuti a questa nuova puntata di “UFO: Primo Contatto Alieno”, il podcast dove parliamo dei misteri legati alle apparizioni degli UFO e dove diamo libero sfogo alle domande che ci portano oltre ciò che conosciamo e oltre il cielo che vediamo. Quelle domande sui fenomeni che non riusciamo ancora a spiegare, ma che neanche possiamo ignorare.
Io sono Roberto e oggi viaggiamo ai confini della nostra comprensione scientifica, per esplorare Trappist-1e, il gemello della Terra che sta incuriosendo e affascinando gli astronomi e gli esperti di eso-biologia di tutto il mondo.
C’è un sistema planetario che si trova nel cuore della costellazione dell’Acquario. E se potessimo viaggiare alla velocità della luce, impiegheremmo circa 40 anni per raggiungerlo. E’ vero, si tratta di un battito di ciglia su una scala galattica, ma per la nostra tecnologia attuale è ancora una distanza immensa. Bene, al centro di questo sistema non c’è una stella come il nostro Sole, ma c’è una nana ultrafredda chiamata Trappist-1. È piccola, densa e sprigiona un calore antico e sommesso.
La scoperta di questo sistema è piuttosto recente, il sistema infatti è stato scoperto tra il 2016 e il 2017, ma fin da subito è diventato un target primario per la ricerca di vita extraterrestre.
Come mai? Beh, perché attorno alla nana rossa ultrafredda Trappist-1 orbitano anche sette pianeti, tutti rocciosi e tutti di dimensioni simili alla terra. Non solo, c’è anche un’altra particolarità: Infatti, ben tre dei suoi pianeti si trovano nella cosiddetta ”zona abitabile”, quella zona magica in cui l’acqua potrebbe esistere allo stato liquido, costituendo così uno dei presupposti per la formazione della vita così come la conosciamo noi sul nostro pianeta.
In particolare, di questi tre pianeti, quello che suscita l’attenzione maggiore è il quarto pianeta roccioso, denominato Trappist-1e, sul quale appunto i nostri strumenti si stanno focalizzando con un’intensità maggiore, quasi ossessiva.
Bene, ancora non possiamo farlo, ma immaginiamo di poter atterrare sulla superficie di Trappist-1e. La gravità ci è familiare, la massa è molto simile a quella terrestre, ma tutto il resto è alieno, a cominciare dal cielo, che non è azzurro, ma tinto di un rosso cupo e profondo. Il sole di Trappist è enorme all’orizzonte, ma la sua luce è meno accecante del nostro. Inoltre, poiché il pianeta è molto vicino alla sua stella, riesce a compiere un’intera orbita in appena sei giorni terrestri. Sì, avete sentito bene, un anno su Trappist-1e dura meno di una settimana terrestre.
Ma c’è un dettaglio che rende questo mondo ancora più inquietante e affascinante: la sia rotazione sincrona. Infatti, Trappist-1e rivolge sempre la stessa faccia alla sua stella, proprio come la Luna fa con la Terra. E questo significa che esiste una metà del pianeta immersa in un giorno eterno e una metà prigioniera di una notte senza fine. Nel mezzo poi, lungo la linea del crepuscolo chiamata “terminatore”, le condizioni potrebbero essere perfette. Una zona di eterna alba o tramonto dove venti caldi e freddi si scontrano, creando un’atmosfera densa e forse ricca di ossigeno.
Insomma, inutile dire che di fronte a tutti questi elementi, gli scienziati stanno analizzando i dati provenienti dal telescopio spaziale James Webb con grande attenzione, alla ricerca delle cosiddette “firme biologiche”. Cercano tracce di metano, di anidride carbonica, di ozono, e così via. E cercano anche ogni possibile segnale proveniente da quei 40 anni luce di distanza. Pensiamo che se solo rilevassimo la presenza di ozono su Trappist-1e, allora potremmo avere la prova quasi certa che lassù sta accadendo qualcosa, qualcosa di vivo.
Ma se Trappist-1e ospita la vita, quanto questa potrebbe essere evoluta?
Se una civiltà fosse nata su quel mondo così compatto, dove gli altri pianeti del sistema sono così vicini da sembrare grandi lune, allora questa civiltà potrebbe aver sviluppato i viaggi spaziali molto prima di noi. Per un abitante di Trappist-1e, saltare da un pianeta all’altro potrebbe apparire un po’ come lo è per noi il fatto di poter viaggiare tra i diversi continenti.
Anche le missioni SETI hanno puntato le loro orecchie elettroniche verso il sistema Trappist-1. In questo modo, ascoltiamo il silenzio, sperando di intercettare un sussurro, un segnale radio, un lampo laser che ci confermi che non siamo soli. In questo senso, la densità di Trappist-1e suggerisce l’esistenza di un nucleo ferroso, capace anche di generare un campo magnetico protettivo, uno scudo contro le radiazioni della stella. In altre parole, potrebbe trattarsi di un pianeta corazzato, pronto a proteggere i suoi segreti e, potenzialmente, anche i suoi abitanti.
Chissà, magari mentre noi guardiamo loro, loro potrebbero averci già individuato. Perché la nostra Terra emette segnali radio da oltre un secolo. Per una eventuale civiltà residente su Trappist-1e, noi siamo una trasmissione che è appena arrivata. Quindi potremmo già essere sotto la loro lente d’ingrandimento.
Tuttavia, di questo al momento non abbiamo la certezza e il mistero di Trappist-1e resta aperto, sospeso tra i dati numerici degli astrofisici e le speranze di chi crede che il cosmo sia brulicante di intelligenza. È un promemoria costante di quanto siamo piccoli, ma anche di quanto sia grande la nostra capacità di sognare e di scoprire.
Grazie per aver viaggiato con me oggi, seguendo il fascino di questo mondo lontano. Io sono Roberto e vi invito a iscrivervi al podcast “UFO: primo contatto alieno”, per non perdere i prossimi episodi e a condividere le vostre storie e domande sui canali social o tramite e-mail. In descrizione, ove possibile, troverete il link al sito e ai social, per reperire il materiale collegato (immagini, video e quant’altro), in modo da poter analizzare voi stessi i fatti.
L’universo non è solo un vuoto silenzioso, ma un oceano di possibilità che aspettano solo di essere esplorate. Perciò, continuiamo a guardare le stelle, perché la risposta alla domanda più importante della storia dell’umanità potrebbe nascondersi proprio nel prossimo raggio di luce o segnale elettromagnetico.
Ci ritroviamo al prossimo episodio.





