Immaginate l’Italia del 1933. Un’Italia in cui il regime fascista è al culmine del suo potere, il controllo sull’informazione è totale e la propaganda esalta le conquiste tecnologiche della nazione. Il 13 giugno di quell’anno, nei cieli della Lombardia, accade qualcosa che sfugge a ogni controllo. Un oggetto non identificato precipita al suolo. Non è un aereo convenzionale, non è un dirigibile e, soprattutto, non sembra appartenere a nessuna nazione terrestre. Ben quattordici anni prima del celebre incidente UFO di Roswell, l’Italia di Mussolini potrebbe aver nascosto la prima astronave aliena della storia moderna. Un segreto così grande da richiedere l’intervento della mente più brillante dell’epoca: Guglielmo Marconi.
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Immaginate l’Italia del 1933. Un’Italia in cui il regime fascista è al culmine del suo potere, il controllo sull’informazione è totale e la propaganda esalta le conquiste tecnologiche della nazione. Il 13 giugno di quell’anno, nei cieli della Lombardia, accade qualcosa che sfugge a ogni controllo. Un oggetto non identificato precipita al suolo. Non è un aereo convenzionale, non è un dirigibile e, soprattutto, non sembra appartenere a nessuna nazione terrestre. Ben quattordici anni prima del celebre incidente UFO di Roswell, l’Italia di Mussolini potrebbe aver nascosto la prima astronave aliena della storia moderna. Un segreto così grande da richiedere l’intervento della mente più brillante dell’epoca: Guglielmo Marconi.
Ciao a tutti, audaci esploratori dell’ignoto, e benvenuti a questa nuova puntata di “UFO: primo contatto alieno”, il podcast dove parliamo dei misteri legati alle apparizioni degli UFO e dove diamo libero sfogo alle domande che ci portano oltre ciò che conosciamo e oltre il cielo che vediamo. Quelle domande sui fenomeni che non riusciamo ancora a spiegare, ma che neanche possiamo ignorare.
Io sono Roberto e oggi esploriamo uno dei segreti meglio custoditi e dai risvolti più sconvolgenti della storia ufologica mondiale: sto parlando dell’incidente UFO di Magenta, conosciuto anche come l’UFO fascista o l’UFO di Mussolini.
Siamo a Magenta, nella provincia di Milano, ed è il 13 giugno del 1933, una giornata apparentemente normale. Bene, questa giornata “normale” viene interrotta improvvisamente da un boato assordante. Un boato causato da qualcosa di immenso, metallico e dalle forme incomprensibili, che precipita dal cielo e si schianta al suolo. I testimoni oculari sono pochi, ma parlano di un oggetto cilindrico, simile a una campana rovesciata. Si tratta di un oggetto che non ha eliche, e non ha motori convenzionali, così come non ha insegne in qualche modo riconoscibili e riconducibili a qualcosa di noto.
Com’è facile intuire, la reazione del regime è immediata e chirurgica. Infatti, nel giro di poche ore, l’OVRA, la spietata polizia segreta fascista, isola l’intera area. Da Roma, Benito Mussolini in persona, emana una serie di telegrammi urgenti. Gli ordini sono chiarissimi e non ammettono repliche: osservare silenzio assoluto. Chiunque osi parlare dello schianto verrà arrestato, processato per alto tradimento e internato. Ai giornali viene imposta una censura totale; l’agenzia di stampa Stefani, voce ufficiale del regime, dirama un comunicato fittizio per coprire l’evento, parlando di un meteorite o di un banale incidente aereo.
Ma la verità potrebbe essere ben diversa.
Comunque, il relitto viene recuperato con la massima discrezione e trasportato nel cuore della notte verso gli hangar della SIAI-Marchetti (Società Idrovolanti Alta Italia) a Sesto Calende, in provincia di Varese. Questa struttura, nel 1933, rappresenta un fiore all’occhiello dell’aeronautica italiana, un luogo altamente militarizzato e impenetrabile. Ed è lì che l’oggetto viene nascosto, coperto da teloni e messo sotto sorveglianza armata 24 ore su 24.
Ma cosa c’è dentro quel velivolo? Diciamolo subito, alcuni documenti emersi decenni dopo parleranno di corpi. Non di esseri umani, ma di entità antropomorfe. Alcune fonti le descrivono come alte, bionde, con tratti somatici vagamente nordici, tanto che in un primo momento alcuni gerarchi fascisti pensano a un prototipo segreto tedesco. Altri rapporti parlano invece di esseri più simili ai classici alieni “Grigi”, minuti e dagli occhi enormi. Comunque, la confusione è tanta, e lo shock è totale.
Mussolini si rende conto di avere tra le mani qualcosa di una portata inimmaginabile. In effetti, ragionando con la mentalità di un qualsiasi gerarca dell’epoca, un simile vantaggio tecnologico potrebbe garantire all’Italia il dominio assoluto sul mondo. Ma per comprendere una tecnologia non umana, serve una mente straordinaria. Per questo motivo, il Duce istituisce immediatamente un dipartimento top-secret: questo dipartimento assumerà il nome di “Gabinetto RS/33” (dove RS sta per Ricerche Speciali e 33 indica l’anno di fondazione). E indovinate, anche se lo abbiamo detto all’inizio di questa puntata, a chi viene affidata la guida di questo gruppo ombra? Beh, a Guglielmo Marconi, l’inventore della radio, premio Nobel e presidente dell’Accademia d’Italia.
Il Gabinetto RS/33 inizia a riunirsi in totale segretezza, spesso nei sotterranei dell’Università La Sapienza di Roma. Insieme a Marconi ci sono anche i migliori fisici, ingegneri e scienziati del paese. Così, tanto per fare qualche nome, nel gruppo di studiosi vi sarebbe anche l’astronomo Gino Cecchini. Il loro compito è cercare di fare ingegneria inversa della tecnologia recuperata dall’oggetto, quindi smontare, studiare e replicare i principi di volo di quel velivolo apparentemente impossibile.
Durante queste attività, sembrerebbe che gli addetti allo studio di questa tecnologia abbiano potuto osservare materiali mai visti sulla Terra, leghe metalliche leggere ma resistenti a temperature folli, e sistemi di propulsione esotica che vanno al di là della nostra attuale comprensione. Inoltre, c’è chi sostiene, ancora oggi, che i successivi e improvvisi balzi in avanti della tecnologia aeronautica italiana dell’epoca, come il rivoluzionario motore a reazione del Campini-Caproni, siano proprio frutto degli studi su quel relitto alieno.
Ma quali prove abbiamo, in merito al fatto che il Gabinetto RS/33 sia veramente esistito? Soprattutto tenuto conto delle capacità di controllo dell’informazione pubblica tipiche di un regime autoritario come quello fascista e più precisamente nella minor possibilità di cosiddette “disclosure” di notizie?
In merito, teniamo presente che la vicenda è divenuta nota al grande pubblico soltanto durante gli anni 90, grazie al giornalista italiano Roberto Pinotti, che ha reso pubblici alcuni presunti documenti dell’epoca fascista e, più precisamente un telegramma (Stenografico 2419) che ordina il recupero dell’oggetto e il silenzio assoluto sull’evento, una “Disposizione 15” che vieta in generale la divulgazione di informazioni inerenti cosiddetti “velivoli non convenzionali”, una lettera a firma del senatore Felice, presunto membro di una commissione, che descrive l’oggetto ritrovato, oltre a vari appunti manoscritti su carta intestata della Regia Aeronautica.
Ma c’è anche un’altro elemento che lascia ritenere che lo schianto di un oggetto non identificato sia davvero avvenuto e che il Gabinetto RS/33 sia veramente esistito. E mi riferisco agli eventi che accadono dopo il 1933.
In particolare, il periodo cruciale di questa oscura vicenda inizia con il 1939, anno in cui, mentre la morsa dell’Asse Roma-Berlino si stringe sull’Europa, i dossier top-secret elaborati dal misterioso Gabinetto RS33 iniziano a varcare segretamente le Alpi, diretti verso i laboratori del Terzo Reich. Tuttavia, Benito Mussolini traccia una linea rossa invalicabile, anche opponendosi alle pressioni del Führer: in pratica, ferma restando la cooperazione tra Italia e Germania, il Duce fa in modo che l’oggetto resti fisicamente nel suolo italiano.
Eppure, il solo travaso dei dati teorici ricavati dagli studi del Gabinetto RS33, innesca qualcosa di colossale in Germania. Infatti, secondo alcune ricostruzioni, proprio quei dossier italiani avrebbero fornito l’impulso decisivo per lo sviluppo delle Wunderwaffen, le leggendarie e fantascientifiche “armi meraviglia” naziste. L’incidente italiano, dunque, si intreccerebbe in modo indissolubile alla progettazione dei celebri e mitologici velivoli a disco V-7 e ai dispositivi noti come Hauneburg-Gërate, tecnologie che andavano ben oltre i progetti balistici noti all’epoca.
Le indagini del Gabinetto RS33 continuano ininterrottamente, nell’ombra, fino al collasso del regime fascista. In particolare, tra il 1943 e il 1944, all’intelligence americana giungono informazioni in merito all’incidente UFO e alle attività di questo dipartimento segreto. Queste informazioni potrebbero addirittura essere pervenute ad opera dell’allora Papa Pio XII. E a questo punto, scatta a Washington la caccia al tesoro, per rintracciare immediatamente la tecnologia occultata da Mussolini.
Dal punto di vista operativo, il piano si concretizzò tra il 1944 e il 1945: Mentre l’Italia è nel caos della Liberazione, sfruttando la risalita delle truppe alleate lungo la Penisola, gli agenti dell’OSS (Office of Strategic Services) seguirono le tracce indicate dal Pontefice fino al Nord Italia, negli hangar di Sesto Calende. E quello che trovano viene immediatamente imballato, caricato su convogli militari e spedito negli Stati Uniti. E così, i fascicoli del RS/33 spariscono, inghiottiti negli archivi segreti di Washington. In pratica, l’epilogo di questa vicenda fu un’operazione di pulizia radicale, durante la quale le truppe americane incaricate misero a segno una confisca totale, facendo sparire ogni singola prova: fascicoli, corpi non identificati e lo stesso relitto. Ciò che l’Asse nazi-fascista non era riuscito a decodificare e riprodurre fu imbarcato sotto massima copertura militare, con un biglietto di sola andata per gli Stati Uniti.
E’ interessante notare che soltanto due anni dopo, nel 1947, accadrà il famoso incidente di Roswell nel New Mexico. E molti studiosi oggi si chiedono: e se gli americani avessero saputo esattamente cosa cercare a Roswell proprio perché avevano già studiato l’UFO di Mussolini?
La storia del Gabinetto RS/33 è rimasta sepolta nella polvere per oltre sessant’anni, liquidata come leggenda metropolitana, finché, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, un mittente anonimo, battezzato “Mister X” inizia a spedire al Centro Ufologico Nazionale documenti dell’epoca ritenuti originali, come telegrammi con l’intestazione del Senato del Regno, ordini firmati, schizzi dell’oggetto volante. Documenti che, sottoposti a perizie calligrafiche e chimiche, sembrano autentici.
Ma sono autentici per tutti? Beh, forse no.
Per esempio, non sono autentici per ricercatori e ufologi scettici come quelli del CISU (Centro Italiano Studi Ufologici), che ritengono che si tratti, al contrario, di falsi dell’epoca. Non sono chiari i motivi per cui siano stati realizzati dei falsi di questo tipo, ma l’idea alla base di questo scetticismo risiede nel fatto che nella loro stesura, sia stato completamente ignorato il peso della macchina statale. Più precisamente, come affermato testualmente dal CISU, “L’errore fatale dei falsari è stato sottovalutare la burocrazia”, nel senso che i documenti analizzati appaiono nudi: mancano completamente di numeri di registrazione, sigilli ufficiali o qualsiasi altro elemento che permetta un banale incrocio dei dati. E questo appare come un’omissione letale per chi conosce la storia di quegli anni.
In pratica, l’apparato statale fascista, al pari di ogni altra dittatura del Novecento, viveva di un’ossessione maniacale per la catalogazione, l’ordine gerarchico e le pratiche di protocollo. Basti pensare che oggi i depositi dell’Archivio Centrale dello Stato a Roma custodiscono milioni di faldoni capaci di ricostruire quasi ogni singolo respiro amministrativo del regime. E in un contesto di questo tipo, appare estremamente strano che un comitato ombra di massima urgenza, istituito per ordine diretto di Benito Mussolini e affidato alla presidenza di un gigante del panorama pubblico come Guglielmo Marconi, sia potuto esistere e operare senza generare neanche un frammento di carta. Nessun atto di incarico, zero tracce di fondi stanziati per le ricerche, nessuna relazione tecnica. Neppure un accenno smarrito in qualche diario personale o lettera privata. Perciò, davanti a questo vuoto assoluto, unito all’assoluta mancanza di timbri sui fogli emersi, il verdetto degli scettici è uno solo: siamo di fronte a una colossale falsificazione.
E così, ancora oggi, il caso dell’incidente UFO di Magenta, si trasforma in un mistero che ci osserva dal passato. È davvero possibile che il primo vero contatto con una civiltà extraterrestre sia avvenuto sotto l’ombra del fascismo? E’ possibile che il nostro primo incontro ravvicinato sia stato insabbiato dalla dittatura e poi sottratto come bottino di guerra?
Una cosa è certa, i fatti, i documenti e le testimonianze ci portano sull’orlo di questa incredibile verità, lasciandoci però ancora oggi col fiato sospeso e lo sguardo rivolto all’insù.
Grazie a tutti voi per essere giunti fin qui, per aver ascoltato la storia affascinante che gravita attorno a questo incidente UFO e per aver viaggiato con me nel tempo, sfidando i confini della storia ufficiale.
Io sono Roberto e vi invito a iscrivervi al podcast “UFO: primo contatto alieno”, per non perdere i prossimi episodi e a condividere le vostre storie e domande sui canali social o tramite e-mail. In descrizione, ove possibile, troverete il link al sito e ai social, per reperire il materiale collegato (immagini, video e quant’altro), in modo da poter analizzare voi stessi i fatti.
Per il momento ci salutiamo qui, ma continuate a guardare il cielo. Ci ritroviamo al prossimo episodio!




