13 Settembre 2026
Incidente UFO di Manises

Immaginate di trovarvi a ottomila metri di quota, sospesi nel buio assoluto della notte, con la vita di oltre cento passeggeri che dipende esclusivamente dalle vostre decisioni. Siete in una cabina di pilotaggio, l’aria è calma, i motori ronzano con una regolarità rassicurante. Tutto procede secondo i piani. Ma all’improvviso, dal nulla, due luci rosse, intense e minacciose, compaiono davanti a voi. Non rispondono al radar, violano ogni regola dello spazio aereo e si dirigono dritti verso il vostro aereo a una velocità impossibile. Cosa fareste, se il cielo smettesse di essere il vostro regno sicuro e diventasse invece il palcoscenico di un incontro incomprensibile?

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Trascrizione dell’episodio

Immaginate di trovarvi a ottomila metri di quota, sospesi nel buio assoluto della notte, con la vita di oltre cento passeggeri che dipende esclusivamente dalle vostre decisioni. Siete in una cabina di pilotaggio, l’aria è calma, i motori ronzano con una regolarità rassicurante. Tutto procede secondo i piani. Ma all’improvviso, dal nulla, due luci rosse, intense e minacciose, compaiono davanti a voi. Non rispondono al radar, violano ogni regola dello spazio aereo e si dirigono dritti verso il vostro aereo a una velocità impossibile. Cosa fareste, se il cielo smettesse di essere il vostro regno sicuro e diventasse invece il palcoscenico di un incontro incomprensibile?

Ciao a tutti, audaci esploratori dell’ignoto, e benvenuti a questa nuova puntata di “UFO: primo contatto alieno”, il podcast dove parliamo dei misteri legati alle apparizioni degli UFO e dove diamo libero sfogo alle domande che ci portano oltre ciò che conosciamo e oltre il cielo che vediamo. Quelle domande sui fenomeni che non riusciamo ancora a spiegare, ma che neanche possiamo ignorare.

Io sono Roberto e oggi vi porto nei cieli della Spagna, per rivivere minuto per minuto un evento storico che ha dell’incredibile: lo strano ma documentatissimo incidente UFO di Manises.

Siamo nell’11 novembre del 1979 ed è una notte tranquilla sul Mar Mediterraneo. Il volo commerciale JK-297 della compagnia aerea spagnola TAE (Transportes Aéreos Españoles) decolla da Palma di Maiorca ed è diretto a Las Palmas, nelle Isole Canarie, con a bordo 109 passeggeri. Ai comandi di questo Super Caravelle c’è il comandante Francisco Javier Lerdo de Tejada. Non parliamo di un novellino, ma di un veterano con oltre quattordici anni di esperienza e migliaia di ore di volo alle spalle. Accanto a lui, il co-pilota Ramón Salinas e il meccanico di bordo Francisco Javier Rodríguez. Insomma, parliamo di un equipaggio esperto, lucido e preparato a gestire ogni tipo di emergenza tecnica. Ma è evidente che nessuno, nei manuali di volo, ti insegna come affrontare l’ignoto.

Sono infatti le ore 23:05. Il volo procede tranquillo sopra l’isola di Ibiza e il comandante Lerdo de Tejada lancia un’occhiata fuori dal finestrino, notando qualcosa di anomalo. Più precisamente, due luci rosse, fortissime, pulsano nell’oscurità a circa tre miglia di distanza. All’inizio, l’equipaggio pensa a un altro aereo che sta viaggiando su una rotta vicina. Tuttavia, l’altitudine e la posizione non corrispondono a nessun traffico noto, per cui il comandante prende immediatamente la radio e contatta il Centro di Controllo del Traffico Aereo di Barcellona. In pratica, fa quello che farebbe qualsiasi pilota al suo posto, vale a dire che chiede se ci sia un altro volo non segnalato nell’area.

Tuttavia, la risposta di Barcellona, dopo un rapido controllo dei radar, fa gelare il sangue al personale chiuso in quella cabina di pilotaggio. La risposta recita più o meno così: “Volo TAE 297, qui Barcellona. Non abbiamo nessun traffico segnalato nella vostra posizione. Il nostro radar è pulito. Siete soli.”

Eppure quelle luci sono lì. E non stanno semplicemente fluttuando. Stanno convergendo verso il Super Caravelle. L’equipaggio osserva con crescente inquietudine le due sfere luminose, mentre queste ultime si avvicinano rapidamente. La loro traiettoria è a dir poco aggressiva, quasi una rotta di intercettazione. E si posizionano a meno di mezzo miglio dall’aereo commerciale, una distanza infinitesimale in termini aeronautici, ma anche una violazione catastrofica delle distanze di sicurezza, capace di innescare una collisione fatale.

La tensione in cabina si taglia con il coltello. E il comandante De Tejada deve prendere una decisione in frazioni di secondo. Anche perché le luci continuano ad avvicinarsi in modo minaccioso e innaturale, sfidando la fisica con manovre repentine e scatti improvvisi. L’equipaggio capisce che non sta affrontando un aereo, né un fenomeno meteorologico. Stanno interagendo con un oggetto governato da un’intelligenza capace di surclassare qualsiasi tecnologia umana del 1979.

È a questo punto che il comandante prende una decisione senza precedenti nella storia dell’aviazione civile spagnola, e rarissima a livello mondiale. Infatti, per garantire la sicurezza dei suoi 109 passeggeri, Lerdo de Tejada dichiara l’emergenza assoluta. Disattiva il pilota automatico, vira bruscamente e cambia rotta, richiedendo un atterraggio di emergenza al più vicino aeroporto disponibile: Manises, a Valencia.

Mentre il Super Caravelle scende in picchiata verso la pista, i passeggeri avvertono il vuoto d’aria e il brusco cambio di rotta. Tra i sedili serpeggia l’ansia. Ma l’incubo non è finito, perché le due luci rosse non desistono. Al contrario, seguono l’aereo, lo scortano come dei predatori silenziosi, fino a quando il volo JK-297 non tocca l’asfalto dell’aeroporto di Manises, mettendosi in salvo. A questo punto, l’intero personale di terra dell’aeroporto, tra cui guardie, meccanici e controllori di volo, osserva il cielo e vede le stesse due potenti luci rosse librarsi in cielo, immobili, sospese sopra l’aeroporto. L’oggetto misterioso si sta mostrando a tutti.

Inutile dirlo, la notizia raggiunge in tempo reale i vertici militari. Perché una minaccia aerea non identificata sta stazionando sopra un aeroporto nazionale. E la Difesa spagnola reagisce immediatamente attivando il protocollo Scramble, vale a dire quella procedura operativa di decollo immediato per la difesa dello spazio aereo, che prevede che nel caso in cui un velivolo sconosciuto entri nello spazio aereo nazionale senza essersi identificato, i piloti in turno di allarme debbano correre ai loro caccia intercettori e decollare nel giro di pochissimi minuti dall’attivazione, con l’obiettivo di raggiungere il velivolo sospetto, affiancarlo per un’identificazione visiva e scortarlo in sicurezza. Ecco così che dalla base aerea di Los Llanos, ad Albacete, decolla d’urgenza un caccia intercettore Dassault Mirage F-1. Ai comandi c’è il capitano Fernando Cámara, un pilota militare di prim’ordine. La sua missione è chiara: intercettare, identificare ed eventualmente neutralizzare la minaccia.

Bene, quando il capitano Cámara decolla, deve farsi strada nel buio ad altissima velocità. Sintonizza i suoi strumenti, ma non deve cercare molto. Infatti, presto il controllo di Valencia gli fornisce le coordinate, ma Cámara capisce che c’è qualcosa di molto strano in questa missione: perché il suo radar di bordo non rileva alcun bersaglio solido.

E c’è di più, l’oggetto sembra interferire con i suoi sistemi di comunicazione. E anche la radio emette continui disturbi.

Ecco quindi che Cámara dirige il suo caccia verso Valencia e, improvvisamente, la vede. Non è più una luce rossa, ma un oggetto che emette una luce accecante, capace di cambiare colore. E quando il caccia militare prova ad avvicinarsi, iniziando la manovra di intercettazione, il comportamento dell’UFO cambia radicalmente. Più precisamente, l’oggetto dimostra una potenza spaventosa, e accelera in una frazione di secondo a velocità ipersoniche, spostandosi da Valencia verso sud, in direzione di Alicante.

A questo punto, Cámara spinge il Mirage F-1 al limite, inseguendo il bersaglio. Supera la barriera del suono (Mach 1.4), divorando il carburante a un ritmo allarmante. Ma l’oggetto gioca con lui. Si lascia avvicinare quel tanto che basta, per poi schizzare via con accelerazioni che avrebbero ucciso qualsiasi pilota umano per via della forza G estrema.

Già così, in queste condizioni, la situazione non è delle migliori. Ma precipita ulteriormente quando il capitano Cámara decide di agganciare l’oggetto con i sistemi d’arma del suo caccia. Infatti, non appena attiva il radar di tiro e il sistema di puntamento cerca di “bloccare” l’obiettivo per lanciare i missili, suona l’allarme nell’abitacolo del caccia. I sistemi elettronici del Mirage impazziscono. Sembra quasi che l’UFO stia attuando una qualche contromisura elettronica attiva, bloccando e disturbando la tecnologia del caccia militare. È un atto di vera e propria guerra elettronica, eseguito da qualcosa che formalmente non dovrebbe esistere.

L’inseguimento continua in modo frenetico, con l’UFO che si dirige verso l’isola di Minorca, sul mare aperto. Cámara lo insegue disperatamente, ma le manovre dell’oggetto sfidano le leggi della meccanica di volo conosciuta. Cambia colore, scompare per poi riapparire chilometri più in là. Finché alla fine, l’indicatore del carburante del Mirage raggiunge il livello critico. E a questo punto, il capitano Cámara, frustrato e sbalordito, è costretto ad abbandonare l’inseguimento per non precipitare in mare, facendo così ritorno alla base, alle ore 2:07.

E così, il misterioso velivolo scompare nell’oscurità del Mediterraneo, alla stessa incredibile velocità con cui era apparso, lasciandosi dietro decine di testimoni oculari, un volo civile terrorizzato e le forze armate spagnole nel caos.

Ovviamente, nei giorni, nei mesi e negli anni successivi, il governo e i militari tentano di comprendere l’accaduto. Viene anche avviata un’inchiesta ufficiale top secret. E per anni il caso resta avvolto dal mistero, almeno fino al 1992.

Perché il 1992? Beh, perché nel mese di agosto del 1992, l’Aeronautica Militare Spagnola dà avvio alla desecretazione del famoso Expediente Ovni, ovvero il faldone ufficiale sugli oggetti volanti non identificati.

Nel documento desecretato dell’Incidente di Manises, la conclusione ufficiale degli investigatori militari lascia infatti senza fiato, perché il testo recita esplicitamente che, dopo aver scartato illusioni ottiche, inversioni termiche, aerei clandestini ed elicotteri, la causa dell’avvistamento resta “Sconosciuta”. Così come resta classificata come “Sconosciuta” la natura dell’oggetto, la tipologia di propulsione e le modalità utilizzate dal velivolo per interferire con i sistemi d’arma del Mirage F-1.

In pratica, le forze armate di una nazione europea ammetterebbero ufficialmente di essere state superate in volo da una tecnologia estranea alla nostra comprensione.

Ma c’è anche un’altra ipotesi, sempre riportata nei documenti governativi, che spiegherebbe diversamente gli eventi di quell’11 novembre 1979, indicando i bagliori di un lontano polo industriale, sommati alla naturale luminosità di alcuni corpi celesti, come la causa di questa specie di allucinazione collettiva, che potrebbe aver coinvolto tanto l’equipaggio del velivolo passeggeri e gli addetti dello scalo di Manises, quanto il pilota del caccia militare.

Inoltre, poiché dai documenti ufficiali non risulta chiara la causa di malfunzionamenti strumentali registrati a bordo del jet militare, i ricercatori della Fundación Anomalia propongono una teoria ancor più articolata per colmare queste lacune. Più precisamente, secondo l’ipotesi formulata da tali ricercatori, chi guidava il velivolo civile potrebbe avrebbe scambiato per un oggetto misterioso i fari di un impianto petrolchimico nei pressi di Cartagena, mentre l’aviazione militare avrebbe puntato i bagliori di una struttura simile situata sul suolo algerino. E a rendere plausibile questo scenario potrebbero anche essere le peculiari dinamiche atmosferiche di quelle ore: vale a dire un marcato fenomeno di inversione termica che potrebbe aver generato illusioni ottiche e tracce fantasma sui monitor radar. Quella stessa anomalia climatica inoltre, potrebbe aver alterato la percezione degli astri, facendoli brillare in modo anomalo e confondendo i controllori di volo, la cui lucidità era verosimilmente compromessa dallo stress emotivo scaturito dalla manovra di emergenza. Per quanto riguarda, ancora, le interferenze subite dal caccia, la colpa potrebbe essere attribuita a test di disturbo elettromagnetico condotti in quel momento da alcune unità navali americane della Sesta Flotta, in transito nell’area.

Comunque, queste ricostruzioni congiunte sono duramente respinte dagli esperti di ufologia. Infatti, i critici sottolineano come sia impensabile che degli aviatori dotati di un notevole addestramento (sia in ambito civile che militare) possano confondere fonti luminose stazionarie al suolo con oggetti capaci di solcare il cielo a velocità di crociera. E a supporto di questa tesi, vi è anche una dichiarazione dello stesso pilota dell’aereo da combattimento, che rileva che alcune navi da guerra statunitensi si trovavano a una distanza tale da non poter in alcun modo paralizzare la sua strumentazione di bordo.

Perciò le domande restano. Che cosa ha incrociato le rotte nei cieli spagnoli quella notte? Di quale tecnologia stiamo parlando? Poteva davvero trattarsi del prototipo segreto di qualche superpotenza mondiale, in piena Guerra Fredda, capace di surclassare i caccia più avanzati e di operare in totale clandestinità eludendo i radar? O forse era un fenomeno atmosferico naturale ma estremamente raro e sconosciuto, un’anomalia plasmatica in grado di ingannare l’occhio umano e mandare in tilt i sensori elettronici militari? Oppure, di fronte a manovre impossibili, accelerazioni ipersoniche e una chiara e calcolata interazione con gli aerei coinvolti, dobbiamo spingerci oltre? Dobbiamo chiederci se quel velivolo fosse il prodotto di un’intelligenza non umana, un mezzo sviluppato e proveniente da un luogo lontano, molto lontano dal nostro mondo?

Il caso di Manises non è un racconto di fantascienza. È storia dell’aviazione. È il giorno in cui il nostro cielo è diventato improvvisamente troppo stretto, il giorno in cui le luci rosse nel buio non erano semplici stelle, ma qualcosa che ci ha osservato, testato e poi abbandonato nel mistero.

Grazie per aver ascoltato questa puntata del podcast “UFO: Primo Contatto Alieno”.

Io sono Roberto e vi invito a iscrivervi al podcast, per non perdere i prossimi episodi e a condividere le vostre storie e domande sui canali social o tramite e-mail. In descrizione, ove possibile, troverete il link al sito e ai social, per reperire il materiale collegato (immagini, video e quant’altro), in modo da poter analizzare voi stessi i fatti.

Per oggi, ci salutiamo qui, e ci ritroviamo al prossimo episodio.